Christian Capurro PDF

Il Grande Cancellatore di Melbourne sbarca in Laguna, nella sezione curata da Robert Storr, con un’opera che è un work in progress collettivo: qualche anno fa ha infatti scelto Vogue Hommes n.92 del 1986, con Stallone in copertina, e lo ha offerto al pubblico come materia prima di una cancellazione arbitraria. Emblematica operazione. Quando Capurro mi conferma di “non essere mai stato il solito artista dall’età di 5 anni”, sconfessa ogni ipotesi di talento artistico a priori per raccontare invece le sue origini: “Collinsville, Queensland: una stazione di servizio in una piccola città nel mezzo del nulla. Esattamente 5 anni. Nessun talento di cui parlare (chi ha talento a 5 anni?) Solo fantasie che non superavano le poche strade, in una direzione o nell’altra, dove tutto rimaneva sempre uguale: mangiare Nutella in mezzo al mare; fare il sonnambulo; giocare con un coltellino tascabile da cowboy trovato nell’uovo; pescare una conchiglia alla foce del fiume; guardare le fiamme sulla collina oltre la fabbrica;  cercare il coccodrillo (mai visto) segnalato nel lotto di terra accanto al  mio; il dopo scuola con le suore; e i blackout, sempre i blackout, che segnalavano la partenza di mio padre.”

Come un perfetto Giano Bifronte, Capurro cattura la realtà attraverso l’immagine fotografica ma, allo stesso tempo, progetta di evitare la realtà attraverso la procedura concettuale della cancellazione. Costruire e distruggere. E’ proprio questa apparente contraddizione a muovere tutto il suo lavoro, poiché “…portando le due polarità alle loro estreme conseguenze, esse sono andate l’una contro l’altra fino a che niente è rimasto, annullandosi. Devi portare le cose vicino ma non troppo, in modo da controllare ciò che fuoriesce in eccesso  e al tempo stesso riempire gli spazi vuoti. Le contraddizioni permettono che le cose funzionino.”

Altri grandi artisti del passato hanno lavorato sulla distruzione, sulla negazione e sul tabu del buio nelle arti visive: Tristan Tzara, Vito Acconci, Vincenzo Agnetti, e perfino Caravaggio, in un certo senso. Interessante scoprire che per un artista australiano i modelli estetici variano un po’: “Ralph Eugene Meatyard, Jean Louis Schefer, gli ultimi scatti coraggiosi di  Robert Landsburg fatti per il National Geographic, Gennaio 1981, Francisco Goya, Jean Ignace Isidore Gerard (Grandville), The Amityville Horror, E.M. Cioran, la “Crocifissione” di Antonello da Messina del 1475, Antwerpen, i racconti brevi di Julio Cortazar, la grafica di Max Ernst, Patricio Church (Patn’show), Brecon Beacons, Wales, il Vampiro di Carl Theodor Dreyer, il “Ritratto di un giovane uomo” di Lorenzo Lotto del 1530…”

Visto che il suo lavoro ha a che fare col desiderio e con la frustrazione, gli chiedo su cosa si fondi il suo stile di vita. Mi risponde in modo lapidario: “Sul desiderio e sulla frustrazione”.

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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