Callum Morton PDF

C’è sempre un motivo biografico alla base di una felice ossessione artistica. L’architettura, nel caso dell’australiano Callum Morton, assorbita dal padre ingegnere-urbanista: “Voglio che il mio lavoro abbia a che fare realmente con ogni cosa, quindi mi riesce difficile l’idea che si tratti solo di architettura. Nonostante tutto, l’architettura rimane una parte della mia storia personale, capace di segnarmi nelle emozioni, storicamente e socialmente; il risultato è che la uso in un modo che ha poco a che fare con la pratica dell’architettura, e più con quel che io sono.”

Integrità/distruzione sembra essere la dicotomia centrale delle sue opere. E forse anche una metafora psicologica del Sé, alle prese con una ambivalenza che trova la sua configurazione in dirompenti immagini fotografiche o in affascinanti installazioni a metà tra la maquette e la scultura. “Nel mio lavoro mi piace letteralmente giocare con le opposizioni, in modo da stimolare conflitti e antagonismi. Credo che il conflitto di un certo tipo sia fondamentale per creare un dialogo, per rompere i pregiudizi e muovere le cose.

Nato in Canada, oggi Callum Morton vive in Australia. Si dice che la terra, il genius loci, possa segnare profondamente il nostro approccio estetico e visivo. Morton ha una sua teoria in proposito: “Non credo che il posto in cui sei nato o il paesaggio che ti è familiare possa avere a che fare con tutto ciò, credo invece che possiamo vivere in una stanza e fissare il computer senza uscire mai e immaginare di vivere altrove. Poi quando esci veramente vivi in uno stato così interno alla tua testa da non accorgerti nemmeno di quanto alto sia il cielo, o quanto bianca sia la luce. Semplicemente non guardi. Vivi così, condizionato dall’ambiente senza esserne consapevole, poi un bel giorno arriva lo Tsunami o un terremoto e ne rimani sconvolto. Quale migliore rivincita dopo tanta distrazione!"

Come antidoto a una esistenza distratta Morton ha inventato la serie dei “Mini-monuments”: “…oggetti commemorativi, senza pregnanza visiva, obsoleti e morti. D’altro canto possono essere considerati come proposizioni di arte pubblica. Recentemente ne ho chiamati alcuni “Monumenti per amnesia”, che è un buon modo di pensarle. Monumenti di cui non conservare memoria, soltanto una serie di pensieri sconnessi che ti ronzano in testa”. Attraverso i suoi lavori, Morton riesce a formulare precise ipotesi di vita. Se fosse un vero urbanista, avrebbe una sua personale “tomorrow land”, ma lui non passa il suo tempo chiedendosi come le città dovrebbero svilupparsi, piuttosto chiedendosi come esse spariranno: “Se fossi un progettista di città, credo che avrei fede in un futuro benigno; spesso mi sento colpevole di non dare sufficiente contributo al futuro. Tanto per cominciare, la mia personale “terra di domani” sarebbe una terra che sia ancora qui domani”.

Miriam Mirolla, L'UOMO VOGUE, Mag/giu 2007, N.381

 

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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