Shaun Gladwell PDF

Come giovane campione di skateboard, Shaun Gladwell sembra l’emblema dell’atleta del futuro, immerso appieno nel lifestyle occidentale, ritmico e nervoso, gremito di graffiti e sonorità hip hop. Ma chi avrebbe sospettato la critica radicale interna al suo lavoro, sia fotografico che video-installativo?

Nelle intenzioni estetiche di Gladwell, che parla di “crollo del divertimento olimpico”, la città di Sidney è infatti considerata come un vero e proprio corpo umano da attraversare in lungo e in largo seguendo il metodo psico-geografico della deriva, inventato dai protagonisti più agguerriti dell’Internazionale Situazionista sul finire degli anni 50. Per questo Gladwell prende di mira, in alcune sue opere, la famosa passeggiata della “Bondi Beach”, ad esempio, un luogo intenso e inquietante al tempo stesso per il grado di “alienazione da turismo” che impone ai suoi abitanti.

Nel lavoro di Gladwell, il luogo è parte integrante di un discorso estetico-politico; quindi nella città olimpionica per eccellenza, che ha dovuto sottomettere il piacere sportivo al controllo di stato, Gladwell riscopre l’arte come modalità sovversiva per attraversare i luoghi più derelitti, così come quelli del potere consolidato:“Lo skateboarding è un genere che permette di registrare in presa diretta le varie forme architettoniche, svelando i punti di conflitto tra sicurezza e proprietà privata…un tipo di graffiti corporali realizzati con una calligrafia evanescente”.

Le sue opere sono reportage da guardare con occhi scissi: da un lato la figura in primo piano, l’atleta durante l’acrobazia; dall’altro lo sfondo, ossia il contesto dell’acrobazia, naturale o artificiale, integrato nelle logiche architettoniche globali o disintegrato dal malessere di quartiere.

Miriam Mirolla, L'UOMO VOGUE, Mag/giu 2007, N.381

 

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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