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Miriam Mirolla intervista Sergio Lombardo



Ti sembra presuntuoso se ti presento come artista-scienziato?


Presuntuoso? Mah, non saprei…in genere gli scienziati sono malvisti e gli artisti sono considerati acefali, irrazionali. Se nella mente del lettore si dovessero unire le parti brutte delle due categorie la tua presentazione sarebbe una catastrofe!


Nella tua lunga carriera artistico-scientifica hai realizzato molte opere e soprattutto hai inventato una teoria estetica straordinaria: l’Eventualismo. A che punto è l’Eventualismo oggi?


L’Eventualismo, come teoria, è ben messo. Credo che non sia smontabile da nessuna estetica, quantomeno non ci sono estetiche rivali. La cosa grave è che l’arte oggi è stata derubricata socialmente e politicamente ad un ruolo di intrattenimento, e quindi la Teoria Eventualista ha vinto senza avversari. E’ come vincere una corsa essendo l’unico giocatore in gara.


Perché oggi in arte, metaforicamente, non si corre più?


Non c’è un dibattito estetico serio, profondo, ci sono solo accomodamenti di trend, di clamori, di voci senza nessuna consistenza logica e teorica.


In effetti l’arte contemporanea appare come un settore molto trendy, mentre chi fa ricerca è decisamente out. Per molti, parlare d’avanguardia è come catapultarsi dall’attualità all’era mesozoica. Tu, come artista dell’Avanguardia Eventualista, ti senti più protetto dalla storia, in costante pericolo di vita o, peggio, in via d’estinzione?


Io mi sento protetto dalla storia. Chi non è protetto è il popolo, la gente. E’ come se l’umanità si fosse dedicata ad un modo completamente illusorio di vivere. E così “cadono tutte le pecore dalla rupe”…L’umanità non sta migliorando con questo modo di fare, anche se a lungo termine potrebbe verificarsi un salto qualitativo.


In questi ultimi mesi stai esplorando le possibilità estetiche dell’Arte Automatica. Di che si tratta?


Sto realizzando delle opere d’arte inventate attraverso un programma creativo, un programma cioè che non ha soluzioni fisse ma ricerca complessità considerate valide dal punto di vista estetico. Tale programma inventa, attraverso delle produzioni casuali, immagini non prevedibili attraverso il pensiero intuitivo, umano.


Ma il pubblico è in grado di capire e apprezzare?


Il pubblico è chiaramente sorpreso e affascinato da questi stimoli. Il problema, casomai, è come arrivare al pubblico. L’artista infatti non ha un contatto diretto col pubblico e, in più, c’è una struttura distributiva che ostacola tutto ciò che non rientra nelle proprie definizioni.


Durante una delle nostre conversazioni serali  è emerso un nuovo concetto: l’istinto di ricerca (o di evoluzione), che si andrebbe ad aggiungere ai due noti istinti darwiniani di conservazione e di riproduzione. Io credo che tu abbia una straordinaria fiducia evoluzionistica nell’essere umano. E’ vero?


Secondo me l’uomo, come tutte le specie viventi, non va in tutte le direzioni indifferentemente, ma si evolve sempre verso ciò che è ritenuto migliore, o appare più vantaggioso rispetto a obiettivi che sono sempre rinnovati, non sono mai gli stessi. L’uomo non ha soltanto l’istinto di conservazione e di riproduzione, ma ha l’istinto a migliorare e ad evolversi, a immaginare mondi nuovi, e questa immaginazione lo porta, per esempio, a distruggere strutture che sembrano molto comode ma in realtà sono svantaggiose dal punto di vista dell’evoluzione.


Ad esempio?


La burocrazia, il matrimonio…


Pochi giorni prima dell’11 Settembre 2001 pronosticasti una guerra imminente.  Con lo sguardo dell’artista-scienziato, lucido e lungimirante ai limiti della chiaroveggenza, cosa pensi che accadrà a livello internazionale, nell’immediato futuro?


Si realizzerà una effettiva mondialità. Però non ci saranno pensieri o popoli che abbiano predominio su altri. A meno che non ci sia un grande scatto di creatività. Solo se rinascesse l’Avanguardia la globalizzazione potrebbe compiere un vero salto qualitativo.


Tra le tue passioni private ci sono la Borsa e il gioco del Lotto. Sono passioni tipiche di una mente matematica?


No, di una mente stocastica!


Miriam Mirolla, Piazza Armerina, anno 3, N.3, 2005

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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