Leonida de Filippi PDF


Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di essere un “giovane artista milanese”?


Tra gli svantaggi c’è che respiri troppo smog, ma i vantaggi consistono in numerose occasioni di lavoro, viste le molte gallerie d’arte che su Milano si muovono ed operano instancabilmente.


Il tuo lavoro consiste essenzialmente nel prelevare immagini dagli effimeri mass media riportandole nel terreno stabile della pittura. Puoi essere definito un artista della Post-Pop Art?


Intanto non mi darei nessuna etichetta a priori. E poi dalla Pop Art sono molto lontano: quel movimento era il simbolo dell’inutilità, invece il mio lavoro è più complesso, ed è fortemente legato al sociale.


Ritratto, autoritratto e guerra sembrano essere i tuoi generi preferiti…


I quadri che ho realizzato sulla politica, sul G8 e sulla guerra sono immagini odierne, anche se poi nei miei quadri non c’è un riferimento preciso all’evento storico. Non mi interessa infatti il momento specifico, ma l’idea di guerra, le dinamiche universali di un attacco; in fondo potrebbe trattarsi di qualsiasi conflitto.


Si tratta forse di un “idealismo platonico” rispetto all’immagine? Una specie di caccia al “quid” visivo della guerra?


Direi di si. Mi piacerebbe che le mie immagini diventassero dei simboli su cui riflettere, icone vere e proprie. Oggi le immagini di guerra sono diventate una specie di palcoscenico, di teatrino dell’orrore quotidiano. Bloccando l’attimo con la pittura  io le faccio diventare simbolo.


E nel caso dei ritratti?


Dei ritratti mi interessa il discorso sull’uomo e il mondo intero racchiuso in una personalità. Le mie immagini sono quasi sempre bruciate, perché non mi occorre una lettura precisa della persona ritratta, ma, anche lì, un’idea proiettata verso l’universale.


Che fine hanno fatto i tuoi autoritratti?


Non ci lavoro più. E’ stato un momento, quando su di me si rifletteva il mondo che mi circondava. Ora cerco qualcosa negli altri anziché dentro di me.


In cosa consiste la tua tecnica d’esecuzione?


Seleziono le immagini dai mass media attraverso il computer, oppure creo io stesso delle immagini o sequenze filmiche utilizzando la videocamera. Poi immetto il video nel computer, estrapolo quei frame che più mi interessano e li elaboro con dei programmi, finché trovo l’immagine che mi soddisfa pienamente. Questa immagine viene poi riportata su tela. Nell’atto finale mi sostituisco alla macchina: sono un plotter umano.


Quali sono, se ci sono, i tuoi modelli d’artista?


Diversi pittori della storia della arte, da Mantegna fino a Francis Bacon.


Cosa li unisce nella tua testa?


L’energia, la forza, la vitalità, il modo di raccontare attraverso le immagini.


Che rapporti hai col sistema dell’arte?


E’ sempre una situazione complessa, difficile. Se non sei forte il mondo dell’arte ti condiziona con le mode, e si corre continuamente il  rischio di essere inglobati. La forza dell’artista consiste paradossalmente nel combattere il sistema dell’arte,  barcamenandosi rispetto a esigenze di mercato che rischiano di sopraffarti.


Ma allora cosa ne pensi di un artista come Cattelan?


E’ simpatico, ironico ma i suoi lavori non mi entusiasmano più. Io credo ancora nel talento per cui penso che chi si occupa di arte visiva debba avere delle potenzialità: saper dipingere, saper fotografare bene. Di certo non mi emoziono a veder un asino in una stanza, ma mi emoziono ancora nel vedere un video di Studio Azzurro o di Bill Viola, una foto di Giacomelli o di Shirin Neshat.


Chi sono i tuoi collezionisti?


Gente che ama l’arte, dal settantenne che sta rinnovando la propria collezione al giovane imprenditore, ma anche gente comune che fa sacrifici in nome dell’arte.

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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