Giovanni Albanese PDF

Come i futuristi, tu lavori ad una particolare “ricostruzione dell'universo” dove, ad esempio, la “Mamma” da te realizzata è un congegno freddo che muove una carrozzina vuota, e ha in testa un software immaginario che sprigiona il suono di una ninna nanna…In quanto costruttore di ingranaggi simbolici, ti senti più orologiaio o psico-filosofo?


Mi senso… un orologiaio psico-filosofo. Mi hai servito la battuta su un piatto d’argento, si direbbe al cinema.


Tu ami l’ossimoro, il paradosso, la riunificazione di oggetti distanti, il grottesco e l’invenzione goliardica. Credi che l’arte sia uno dei giochi più seri dell’umanità?


Assolutamente si. Oltre ad essere questo, l’arte è uno dei motori più perfetti dell’umanità. E’ in ogni caso una bomba ad orologeria che, se anche sembra non scoppiare ora, scoppia dopo e fa delle vittime, persone che vengono colpite da questa onda d’urto dalla quale è difficile tornare indietro. Non a caso Gino De Dominicis diceva : “E’ lo spettatore che si espone all’opera”, e non viceversa.


Con “Melanina e Antimelanina” alludi ad una fantomatica doppia medicina per schiarire o scurire il colore della propria pelle.

Che riscontro ha avuto questa tua opera così “politically correct” sul pubblico?


Non è una medicina per schiarire o scurire il colore della pelle ma per diventare neri o bianchi, cosa molto, molto diversa. Con tutto quello che ne consegue in termini di adattamento o disadattamento, di ira e di paura, di odio e tolleranza.  Di conseguenza è un’opera nient’affatto “politically correct”.

Quando l’ho messa in vendita per la prima volta nella metropolitana di Roma, col mio amico nigeriano Mamadou, la gente si fermava, la guardava, rideva e poi tirava dritto. Mamadou invece dopo un po’ mi ha chiesto: ma funziona veramente?


Nell’opera intitolata “Sinfonia”, un pianoforte è illuminato da centinaia di lampadine intermittenti, mentre il pubblico è costituito da un gruppo di estintori. Nel caso di questa opera, secondo te, come e quando sei arrivato alla giusta allucinazione antropomorfica sull’oggetto metallico?


Come in tutte le opere, parto dal materiale trovato, raramente da un’idea. Più tardi l’idea si concretizza nella forma. Per il pianoforte, invece, il processo è stato inverso. Sono partito dall’idea di voler costruire qualcosa che rappresentasse la quinta essenza dell’arte: il pianoforte, con la musica che lo fa bruciare. Poi ho pensato alla gente che, quasi sempre, è pronta a spegnere le fiamme dell’arte. E così è nata “Sinfonia”.


Nella tua densa attività artistica, hai attraversato altri campi, in particolare  l’architettura e la regia cinematografica. Prevedi ulteriori sconfinamenti, oppure il cinema appaga completamente la tua propensione tecno-visionaria?


Fin da piccolo sapevo di voler fare l’artista. Non ho mai abbandonato per un istante questa idea. Poi, come tutti, ho preso una laurea, in architettura, che non mi ha distolto dall’idea principale. E poiché il mio essere balbuziente mi ha portato, per contrappasso, a una grande voglia di comunicare, oggi io comunico con tutti i mezzi possibili, compreso il cinema. Ma, ripeto, la mia matrice è quella dell’arte. E non c’è differenza fra scultura e cinema.


Dopo il successo cinematografico di A.A.A. Achille, cosa racconterai nel tuo prossimo film-scultura?


Parlerò di quattro operai-scaricatori di un piccolo pastificio del Salento che vengono licenziati; dalla loro disperazione nascerà una grande idea: diventeranno falsari d’arte contemporanea, quanto di più distante dalla loro vita. Il titolo del film dice tutto: “Senz’arte né parte”.


Direi che, esteticamente, sei a metà strada tra il leggendario Pino Pascali e il pirotecnico Tinguely, ma c’è in te anche un po’ di Colla (Ettore) e tracce di “Mozzarella in Carrozza” di Gino De Dominicis. Se tu fossi un critico d’arte, come ti collocheresti nella storia?


….Come un “artista a molla”…. inCollato sulla “Mozzarella in carrozza”.

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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