Camilleri, “Come la penso”, note utili per la nostra memoria PDF


Camilleri, “Come la penso”, note utili per la nostra memoria

tratto dalla rivista Caratteri Liberi 2013-10-14

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di Luigi Coppola


“Finchè un mattino, dopo un violentissimo acquazzone, apparve in cielo un
gigantesco arcobaleno che coprì l’intero paese. Il rosso di quell’arcobaleno non era
solamente un colore, ma un altissimo grido di rivolta, deciso e terso.
Quell’arcobaleno segnò. Sempre a furor di popolo, la fine del Cavaliere”.
Come tutti gli epiloghi fiabeschi, la chiosa consueta garantirebbe la vita per tutti “…
felici e contenti…”. Si dà il caso che l’ultimo capoverso della parodia con le note
sopra citate, sia titolato “Favola vera”. Un ossimoro che desta curioso interesse
anche nel più pigro o svogliato lettore, confermando l’estro letterario dell’autore.
Se iniziassimo la lettura proprio dal finale, potremmo, manco a dirlo, ampliare se
non debellare, definitivamente, le schiere dei “lealisti” (ultimamente vistosamente
decimatesi) di uno degli inevitabili protagonisti della scena politica e culturale (per
usare un eufemismo…) del nostro sovra discusso ultimo ventennio italiano.
Era tutto scontato? – Un finale già scritto da quell’orda forcaiola di toghe rosse,
aizzata dall’indomabile e mai estinta claque mangia bambini del sottoproletariato
comunista?
Tutti pronti a calare il pollice al cenno del giovane Cassio, emergente cortigiano,
pronto a rovesciare le sorti avanzate nella pletora imbalsamata di ottuagenari
faccendieri, e quant’altro?
L’ennesimo memoriale narrato da un altro vecchio parolaio, reduce dell’armata
rossa del secolo scorso, pronto a infierire sulla cariatide malata e truffaldina,
finalmente stanato e messo alla pubblica gogna?
Riferirsi in questi termini (come peraltro già probabile, non solo nella scia dei
“lealisti” di cui sopra) al saggio di Andrea Camilleri, “Come la penso”, dato alle
stampe da CHIARELETTERE la scorsa primavera, sarebbe non solo banale quanto
surreale.
Il sottotitolo di copertina, (alcune cose che ho dentro la testa) già svela la cifra del
testo, ponendolo in uno scaffale preferito e pregiato, di facile e necessario accesso,
nella libreria dei posteri. Un unicum nella produzione letteraria dell’autore siciliano,
sorta di memorandum promemoria per l’Italiano che sarà.
Quello contemporaneo non ne esce bene nello scorrere dei testi e documenti che
compongono la raccolta di racconti e riflessioni. Probabilmente non è ancora
compiuta la sua gestazione, intesa come cittadino di un moderno Stato unitario.
Il filo rosso che lega i vari saggi, articoli e lezioni (lectio magistralis) in vari atenei
italiani, disegna la crescita storico culturale di una giovane Italia avulsa dalla
concezione unitaria, diversamente radicata negli altri stati europei.
Con un percorso emozionale che attraverso l’incontro con gli autorevoli colleghi
letterati del Novecento (risalta la grande umiltà nel confrontarsi con i Robert Capa,
Ruggero Jacobbi, Carlo Lizzani,Leonardo Sciascia per citarne solo alcuni), Camilleri
sdogana il velleitario imprimatur sulla cultura come presidio esclusivo della sinistra.
Non più in grado di coagulare le istanze degli eredi (figli e nipoti) di quella vasta
classe operaia, cresciuta politicamente nel solco berlingueriano e formatasi alla
scuola del pensiero pasoliniano.
Così, emblematica appare la consegna del suo lavoro, quasi l’affido pro manibus del
suo testamento programmatico. Il Maestro Camilleri, come da copione improvvisato
a braccio, avvolto dalle immancabili spire fumanti da sigaretta, sedeva al divano
come alla sedia del regista, lo scorso cinque giugno presso l’Accademia della Bella
Arti di Roma.
Nel terzo dei Seincontri, (il ciclo di seminari su arte e letteratura, organizzato dalla
professoressa Miriam Mirolla – teoria della percezione e psicologia della forma,
Università Sapienza di Roma) non risparmiò strali agli attori di questa fiction per
niente entusiasmante rappresentata dalla diciassettesima (aihmè la cabala ndr)
nuova legislatura repubblicana, avviata lo scorso 15 marzo che partorì la fiducia per
l’anomalo esecutivo nazionale in carica.
Le scuse per aver dato fiducia al PD sono il sarcastico incipit di una dolorosa
gattopardesca constatazione che non risparmia la stabilizzante disponibilità del suo
coetaneo (sottoposto anagraficamente al comune “sfaldamento cerebrale”)
presidente della Repubblica.
Intercettata in questi giorni al telefono, ho chiesto alla professoressa Mirolla: cosa Le
rimane scolpita principalmente di quella presentazione con Andrea Camilleri presso
l’Accademia delle Belle Arti a Roma ? Ecco il suo ricordo:
“Sono rimasta impressa soprattutto dalla lucidità artistica e politica di Camilleri, dalla
sua capacità di analisi e di assunzione di responsabilità. Camilleri, nella lunga
conversazione all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha intrapreso con il pubblico un
percorso di consapevolezza sulle questioni che riguardano la gestione e la
governabilità del nostro Paese oggi, dal recente suicidio della sinistra alle
spericolate manovre istituzionali del nostro Presidente della Repubblica. Il pubblico
ha compreso, anche grazie a Camilleri, che oggi non ci si può sottrarre da un
impegno civile “tema per tema”, senza mai trascurare uno sguardo “da artista” sulla
realtà che sia acuto, fulminante, iconico, cioè basato sulle immagini. E infatti il suo
libro si apre proprio con una folgorazione visiva, una vera e propria illuminazione
avuta mentre attendeva timidamente di rivolgere la parola al maestro Alberto
Savinio. Era il 1949, in una splendida giornata romana che aiutava a superare i
dolori della guerra, quando il giovanissimo Camilleri si domandava:
“…Ma che c’era in quel cielo che lui vedeva e io no? Prima di rientrare, alzai la testa.
E mi accorsi con stupore che nel cielo c’era qualcosa di nuovo, per dirla con
Pascoli. O meglio: di primo acchito, non c’era niente di sostanzialmente nuovo, ma
era come se al cielo avessero dato, in pochi secondi, una nuova mano di colore.
L’azzurro era più intenso, a tratti virava al blu. Era questo mutamento che stava
osservando Savinio? E dire che fino a quel momento il cielo di Roma m’era parso
assai simile a quello della mia Sicilia. E invece no, non lo era, dalle mie parti quando
il cielo piglia un colore così resta a lungo non svaria più o meno percettibilmente in
tempi rapidi. Gli occhi di Savinio m’avevano messo sull’avviso.”
Questo secondo me non è solo un aneddoto. Saper “vedere il cielo” non è soltanto
un fatto percettivo o una forma di attenzione poetica, ma un modo complesso di
vedere tutto il mondo, e quindi un emblematico condensato di personalità. Con
Camilleri in Accademia abbiamo riscoperto una storia dell’arte fatta di incontri, di
affetti, eventi reali e piccole rivoluzioni psichiche capaci di cambiare il corso della
nostra storia personale e collettiva. Quindi, per rispondere alla Sua domanda,
Camilleri mi ha insegnato che ogni giorno dobbiamo alzare la testa, e “vedere”
nuovamente il cielo.”

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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