Del "pensare agli altri". Alcune considerazioni PDF
Scritto da Miriam Mirolla   
Lunedì 08 Ottobre 2012 07:58

Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito.

Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.


Rita Levi Montalcini



alt

alt

alt

Rita Levi Montalcini, 1986, Premio

Nobel per la Medicina insieme al

biochimico americano Stanley Cohen

 per gli studi sulla della molecola NGF (Nerve Growth Factor).

Manifesto per Grande Serata

Futurista, Roma, 1913.

Copertina del libro di Paola Ferraris,

"Psicologia e Arte dell'Evento. Storia

eventualista 1977-2003", Gangemi Ed.,

Roma, 2003.


Scelgo di dare avvio al mio blog partendo dal pensiero lucido e rivoluzionario di una donna, testimone chiave di un intero secolo, che parla di disinteresse e indifferenza  per la propria persona.

La proposta di Rita Levi Montalcini sembra voler indicare l’uscita da una dimensione ontogenetica per entrare in una prospettiva filogenetica, dove l’io scompare per far posto all’attenzione per gli altri spostando lo sguardo dall’interesse individuale all’interesse generale.

Una linea che richiama, per certi versi, alcuni aspetti della spiritualità occidentale, una fra tutte il francescanesimo, ma anche l’antico potlatch degli Indiani d’America Kwakwaka in cui il concetto di dono conduceva alla redistribuzione delle ricchezze, nonché alcuni elementi dell’utopia collettivistica del socialismo umanitario.

A differenza del pensiero religioso, di quello utopico e animistico, però, la proposta laica e scientista della Montalcini rivolta ai giovani suggerisce lo sviluppo di una personalità attiva che possieda l’acume di un galileiano e l’abnegazione di un mistico, da perseguire all’interno di quella human ethic of care tipica della migliore tradizione democratica occidentale (vedi C. Gilligan, “Joining the Resistance”, Polity Press, Cambridge, 2011).


Come si traduce nell’arte questo disinteresse sistematico per il Sè? Ne esiste un corrispettivo? Con quale tradizione estetica può dialogare questo concetto che potremmo definire di “altruismo propulsivo”?

Se da un lato, l’arte internazionale di mercato continua a favorire la linea esistenzial-espressionista dell’immagine, incentrata sulla narrazione individuale interminabile e su di un neoumanesimo che  pone al vertice il “sentire il Sè” come misura di tutte le cose, dall’altro, l’arte d’avanguardia del Novecento ha invece proposto e sviluppato, dal Futurismo all’Eventualismo, un principio chiaro, una strada alternativa che prende oggi il nome di principio dell’astinenza espressiva e che impone notevoli implicazioni etiche, estetiche, politiche e sociali: “Abstinency of expression: The artist must evoid to express himself and his personal opinion or emotions. He must provoke the spontaneous and involuntary expression of the public with their different and conflictual interpretations” (S. Lombardo, “From the roots of Eventualism in 1960 to stochastic paintings and robotic art”, Rivista di Psicologia dell’Arte n.21, Edizioni Jartrakor,  Roma, 2010).

Cominciarono i Futuristi con la critica al feticismo museale, al pensiero logico-causale e all’infantilismo del pubblico. Anche la teoria duchampiana del ready-made contribuì ad annientare il potere conferito tradizionalmente all’oggetto artistico, per far emergere invece le più eterogenee reazioni interpretative del pubblico. La psicologia del profondo intanto, lavorando sul caso clinico e sulle radici della creatività, rimetteva in chiaro il rapporto tra percezione, realtà e rimozione. E persino alcune posizioni estreme della Body Art, Performance e Happening erano mirate a far emergere le potenzialità di un evento, progettato in funzione di una risposta creativa della collettività. La Teoria Eventualista, infine, ha avuto il merito di strutturare metodicamente tale ricca tradizione avanguardistica, trasformando l’opera in stimolo, lo spettatore passivo in protagonista attivo e individuando nel massimo conflitto interpretativo un fondamentale indicatore di bellezza.

Con il principio dell’astinenza espressiva, emergono chiaramente i limiti della falsicabilità del mondo interiore: l’atteggiamento lirico, la falsa spontaneità, l’autoanalisi delirante, l’ideologismo, l’intenzionalità terapeutica, la visceralità arcaica e pulsionale, la regressione verso gli Eterni Valori. Tenendo sistematicamente tutto ciò fuori dal territorio della ricerca artistica, e ascoltando l’indicazione di una donna del nostro secolo, potremo impiegare le nostre energie per esplorare nuovi stati di conoscenza.


it.wikipedia.org/wiki/Rita_Levi-Montalcini

 

Commenti   

 
0 #2 Andrea Pinti 2012-10-12 13:25
Molto bello!
Citazione
 
 
0 #1 Simone Spizzichino 2012-10-12 13:16
Complimenti!
Citazione
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

MM quotations

Previous Succ.
"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

NEWS

Previous Succ.
Cronache dal Quarticciolo Lettera aperta a Luca Bergamo, Assessore alla Cultura del Comune di Roma Nella ... Read more
PARTORIRE CON L'ARTE, ovvero L'ARTE DI PARTORIRE Cari Amici, Studenti e Colleghi,Spero di fare cosa gradita inviandovi notizia di... Read more
APPUNTI DI VIAGGIO - 20 marzo 2014 SERPENTINE SACKLER GALLERY _ LONDRA Uno spazio espositivo sobrio, essenzial... Read more
Finalmente nascono le Facoltà di Belle Arti Miriam Mirolla e Vita Segreto 13 novembre 2012pubblicato su: http://www.reset... Read more
We are greater... “We are greater than the sum of our individual ambitions…” …we can keep the pro... Read more
Lettera ai Principi Lettera ai Prìncipi Sul futuro immediato delle Accademie di Belle Arti Leggi i... Read more
Del "pensare agli altri". Alcune considerazioni “Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è d... Read more