L’ARTE C’EST MOI PDF

 A.A.M. ARCHITETTURA ARTE MODERNA VIA DEI BANCHI VECCHI, 61 - 00186 ROMA tel. 0668307537

ARCHIVIO DEL MODERNO E DEL CONTEMPORANEO

Centro di Produzione e Promozione di Iniziative Culturali, Studi e Ricerche

www.aamgalleria.it


Dal libro di Miriam Mirolla

L’ARTE C’EST MOI

Quindici interviste sull’arte contemporanea


Opere, foto e testi di:

Gianfranco Baruchello

Achille Bonito

Oliva Maurizio

Calvesi Enzo Cucchi

Gino De Dominicis

Gianfranco Baruchello

Achille Bonito

Oliva Maurizio

Calvesi Enzo Cucchi

Gino De Dominicis

Fabio Mauri

Maurizio Mochetti

Harald Szeemann

Cesare Tacchi

Ikè Udè


Da un’idea di Francesco Moschini

A cura di Miriam Mirolla, Francesco Moschini  e Gabriel Vaduva

Lunedì 5 Marzo  – 28 aprile 2007


l'arte c'est moiSi inaugura Lunedì 5 Marzo, presso la galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna, una mostra che scaturisce da un preciso progetto editoriale: “L’arte c’est moi. Quindici interviste sull’arte contemporanea”, Avagliano Editore.

L’originalità della mostra consiste nel considerare la personalità, le idee, la “visione del mondo” degli autori come fonte di primario interesse. Per questo a ogni opera è affiancato il fotoritratto dell’artista, e a ogni testo storico-critico il fotoritratto dell’autore.

In mostra sono esposte opere epocali della storia dell’arte contemporanea: alcuni storici “Gesti Tipici” di Sergio Lombardo, di cui uno dedicato a Enrico Mattei, nevralgico leader d’industria che avrebbe cambiato le sorti dell’Italia; uno “Schermo”  monocromo di Fabio Mauri; l’ “Opera Ubiqua” di Gino De Dominicis; la “Sfera che cade” di Maurizio Mochetti; “I dreamed my genesis” di Gianfranco Baruchello; “Cancellazione d’artista” di Cesare Tacchi; “L’abitata”, una psico-mappa di Paola Gandolfi accanto al suo fotoritratto scisso; in anteprima assoluta a Roma, opere del newyorkese Ikè Udè sul tema scottante dell’identità di genere; opere del concettuale Joseph Kosuth e di Enzo Cucchi, esponente di spicco della Transavanguardia.

Tra i testi e manifesti chiave per l’arte contemporanea sono esposti: “Il teatro delle mostre” di Plinio De Martiis, il celebre libro-contenitore “Documenta” di Harald Szeemann; “Roma Anni 60” di Maurizio Calvesi accanto al suo ritratto da bambino disegnato a pastello dal futurista Giacomo Balla e altri volumi, tra cui “Minimalia” di Achille Bonito Oliva fino a  “Arte Ipercontemporanea” di Simonetta Lux.

Capire l’arte contemporanea implica oggi una conoscenza diretta dei suoi protagonisti. Solo attraverso ognuno di loro è possibile un’accurata ricostruzione, da molteplici punti di vista, dei nodi teorici che caratterizzano la seconda metà del Novecento. Dal Futurismo in avanti, infatti, il soggetto/creatore è spesso essenziale e precede la comprensione dell’oggetto artistico. Non basta che l’opera d’arte si presenti con la sua inspiegabile forza feticistica e “auratica” a garantire la trasmissione del sapere. Nella prospettiva dell’autrice l’opera d’arte addirittura ambisce al ricongiungimento con l’autore e con la vitalità del contesto che lo ha generato. In particolare, nella proposta critica de “L’Arte c’est moi”, viene dato un ruolo chiave alla Roma degli Anni 60, in cui anche figure culturali apparentemente secondarie come quelle dello storico, del critico e del gallerista-mercante, riescono a guadagnare una posizione preminente e straordinaria.

La mostra costituisce l’occasione per visualizzare un intreccio di rapporti delicati e stratificati nel tempo, consolidati sia nel conflitto aperto che nella frequentazione amichevole, per esempio attraverso le conversazioni serali nei Caffè che hanno svolto un ruolo importante per l’arte contemporanea, il Caffè Rosati negli Anni 60 così come il Caffè della Pace negli Anni 80. Una storia dell’arte incrociata, dove i punti di vista circa uno stesso evento si moltiplicano per offrire diverse versioni dei medesimi fatti; e i fatti emergenti dal libro e dalla mostra sono quelli concentrati essenzialmente nei primissimi Anni 60: il passaggio fulminante di Duchamp a Roma, l’originalità della Scuola di Piazza del Popolo, la vittoria eclatante della Pop Art alla Biennale di Venezia, lo smacco dell’arte europea, l’onda lunga della Guerra fredda sulle vicende artistiche internazionali.

Miriam Mirolla è storica dell’arte contemporanea e docente di Teoria della Percezione all’Accademia di Belle Arti. Tra le sue più recenti pubblicazioni: “Arte del Novecento:1945-2001”, Mondadori Università e tra le mostre: “Four Italian masters of Contemporary Art”, Londra, 1995, “Art and research”, New York, 2005.


Orario di apertura, tutti i giorni ore 16-20 sabato e domenica compresi

 

MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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