Imago. 55° Premio Termoli PDF
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Imago | L’immagine del futuro

e il futuro dell’immagine

Introduzione di Miriam Mirolla

 

Imago è una suggestiva parola latina che ha a che fare col visibile e con l’invisibile, col mutamento di percezione; tant’è che nell’odierna biologia, imago indica l’ultimo stadio dello sviluppo di un insetto, colto nel suo processo di metamorfosi. Al plurale, imagines rimanda alla mnemotecnica: le imagines agentes erano infatti quelle immagini di eccezionale bellezza o bruttezza inventate ai fini di una massima efficacia della memoria, così come mirabilmente studiato da Frances A. Yates. Ma c’è molto altro nella parola imago. Storicamente, il cristianesimo si è costruito e rafforzato iconograficamente intorno ai temi di imago Christi (la Sacra Sindone) e imago mortis. Nel 1906 lo scrittore e poeta svizzero Carl F.G. Spitteler usa imago come titolo per un racconto autobiografico introspettivo che riscuoterà molto successo. Infine, dal 1921 al 1938, Imago diverrà il titolo della più importante rivista di Psicoanalisi, nata per volere e sotto l’egida di Sigmund Freud. […]

[…] Nella mia intuizione critica, imago mundi rimanda a una visione del mondo distaccata e indipendente dal soggetto: il mondo domina il soggetto e lo invade con i suoi volumi ingombranti, le prospettive e gli incessanti movimenti molecolari. Imago mentis rimanda invece a una dimensione centripeta dello sguardo, dove l’io è centrale e può anche, al limite, scavalcare il mondo. Ma la differenza tra imago mentis e imago mundi non è poi sempre così lapalissiana; le oscillazioni, gli slittamenti da un piano all’altro sono possibili e anzi rendono merito di una complessità del rapporto individuo-mondo che oggi va verso una concezione “olistica”, o comunque verso un desiderio di integrazione tra mondi diversi e complanari. Imago mundi e imago mentis sono dunque da considerarsi come due attrattori teorici, due diverse polarità, due opposte tensioni interdipendenti. […]



ARTISTI VINCITORI 2011


[…] Cominciamo da Marco Appicciafuoco, giovane artista originario di Teramo, capace di padroneggiare numerose tecniche artistiche, in particolare quella della maiolica. L’opera presentata nella Galleria Civica di Termoli è rivolta principalmente al mondo naturale (e dunque riconducibile all’imago mundi), in particolare a una pianta grassa capace di vivere o meglio sopravvivere in un ambiente ostile, la Astrophytum Miriostigma. La pianta-scultura luminosa dal titolo romantico “La rosa della vita”,  a ben riflettere stabilisce un’equazione  tra l’essere umano e il mondo vegetale in una fantasia primaria che genera l’opera. L’identificazione con la pianta, l’idealizzazione delle sue forme geometriche lobate, l’affetto che il giovane sembra rivolgere a questo elemento naturale, tutto rimanda a uno spostamento metaforico dall’umano femminile al vegetale che non ha ancora perso del tutto le sue antiche risonanze emotive. La scultura di Appicciafuoco fa slittare il vivente dallo stadio della coscienza alla pura vitalità biologica del mondo vegetale, un mondo senza coscienza né colpa. Una natura stornata dall’umano e dunque profondamente antropomorfa è presente anche in “Dicotomie”, dove il paesaggio ricostruito in grés, paste di vetro colorato e smalti rivela il bisogno di generare porzioni di mondo controllabili, nuovi habitat finalmente non ostili. Nella poetica di Marco Appicciafuoco l’opera è, in ultima istanza, espressione di una difesa dal mondo. […]


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[…] Il giovanissimo milanese Matteo Cremonesi, partorito dal Dipartimento Multimediale dell’Accademia di Belle Arti di Brera, attinge alla tradizione del collage, in particolare del collage fotografico di Anna Hoch, Erwin Blumenfeld, Georges Hugnet. E proprio in quella tradizione, che usa una tecnica rivoluzionaria dal punto di vista psichico, si colloca quell’imago mentis attraverso cui stiamo tentando di delineare una nuova fisionomia del contemporaneo. Le fotografie di Cremonesi si incentrano su un dominio preponderante di cieli nuvolosi e altamente contrastati. Nelle sue immagini vi è sempre un “sopra”, un soggetto naturale raffaellesco in cui la nuvola si fa architettura abitabile (vedi “La Disputa del Sacramento” o le nuvole umanizzate di Mantegna) e un “sotto”, una realtà terrena costruita nell’attesa di una diversa narrazione che sicuramente spetta all’osservatore. Tra i suoi lavori ho scelto l’ampia distesa di sedie vuote, perché nell’accostamento di nuvole e sedie si compie un corto circuito tra mutevolezza e immobilismo; poi ho selezionato il ritratto di un vecchio addormentato e quasi schiacciato da un cielo incombente, che sembra offrirsi come lo scenario di un sogno senza storia. Cremonesi parte da una imago mundi ma, attraverso la straordinaria tecnica del fotomontaggio, mira a scatenare una nuova imago mentis. […]


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MM quotations

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"Ogni artista della seconda metà del secolo nasce all'insegna dell'esperienza diretta o indiretta della guerra, e dal modo in cui risponde simbolicamente alla morte, alla perdita e al lutto attraverso la propria creatività" (Miriam Mirolla, 2001)
"Any individual, before he can be considered an artist, is an explosive mixture of collective biography and individual pathology" (Miriam Mirolla, 1999)
"Gli Stimoli Psycho-Pop sono degli autoritratti spietati, antigraziosi, ready-made psichici che conducono la nostra percezione verso il limite del guardabile" (Miriam Mirolla, 2011)
“Nelle diverse poetiche delle giovani artiste del nostro tempo riconosciamo un comune denominatore, ovvero la ricerca di una nuova fisionomia femminile capace di tenere uniti desiderio e creatività, corpo e mente, come mai la cultura patriarcale era riuscita a proporre finora”. (Miriam Mirolla, 2010)
“Grande è la fiducia che riponiamo nel giovane artista. Cosa ci aspettiamo? Semplicemente che cambi la storia introducendo suo malgrado un nuovo sistema di valori.” (Miriam  Mirolla, 2010)
“Mi chiedo quali siano le sensazioni e i pensieri di un giovane artista oggi, quali siano i suoi convincimenti e dove affondi il proprio ideale dell’io. Come siano articolati i suoi dubbi e i momenti di incertezza. I sintomi del malessere e le forme del benessere. Da dove tragga forza per difendere i propri contenuti emotivi e intellettivi. E quale possa essere il motore mobile della sua ricerca estetica.” (Miriam Mirolla, 2010)
“L’arte ha lo scopo di allungare il nostro sguardo sulle relazioni d’amore” (Miriam Mirolla, 2010)
“Il rapporto del soggetto con la presenza fantasmatica è il nuovo asse conoscitivo del XXI secolo” (Miriam Mirolla, 2010)
“La realtà più la sua interpretazione è oggi la linea maestra dell’arte, scopo e prospettiva, futuro dell’immagine e immagine del futuro” (Miriam Mirolla, 2010)

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